“Histoires” - La geometria del Sacro
da “La
geometria del Sacro” di Miklos Vargas
- Gala International
n.78 del luglio 1976
recensione
alle
mostre personali
“Histoires” del
1975 alla Galleria Cerva di Milano e
“Zone rouge” del 1976 alla Galleria Soligo
di Roma
….l’intenzionalità
di Gianni Ottaviani è evidente nelle opere
strutturate come predelle d’altare,
dalla
figurazione liturgica all’astrazione geometrica in consonanza egualmente
sacrale.
E l’orientamento alla lettura dei lavori viene dichiarata nel foglio-catalogo sinteticamente…
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Histoires 1975
Polittico |
M Milano 1975 “ Il segno e la geometria come strutture e codici, forme di contenuti filtrati attraverso il recupero
di tradizioni iniziatiche e non come
esercizi di stile. L’esigenza di coprire con il certo il continuo
variabile ed avventuroso del
flusso di realtà che
ci investe. L’uomo e il suo problema esistenziale, (….ce désir
eperdu de clarté dont l’appel résonne au plus profond de l’Homme) .. ai
limiti dell’assurdo, la zona di lucidità
mentale…” |
…....pertanto il pittore marchigiano,memorizzando simboli e
segni scritturali
dell’ Arcaicità Picena, si prefigge
un’operazione di recupero in “ codice ” attraverso
il ribaltamento processuale dal significante al significato, proprio
per attenersi all’iniziatico
rituale delle forme
primarie nel contesto compositivo strutturalmente
decodificabile.
Ne
consegue una partecipazione “ mentale “ e “ mnemonica “ alla “ geometria del Sacro
”
singolarmente
sollecitata dalla monocromia del segno che traccia sul supporto gessoso
l’itinerario di
un percorso variabile,sia pure nelle invarianti strutturali,nell’area
della
primitiva “ coscienza-conoscenza “della realtà.
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Histoires 1974 |
da “ Con Enigma “ presentazione di Claudio Caserta critico d’arte.
Catalogo mostra “Archeopatie” Museo Archeologico di Milano 1995-1996
… le opere di Gianni Ottaviani
in oltre quaranta anni di ricerca spaziano in tematiche
diversissime a testimonianza
dell’interesse dell’artista a decifrare il presente e i suoi enigmi……
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Histoires 1976 Polittico |
…..con
il passare degli anni,attraverso diverse sperimentazioni,Gianni Ottaviani concettualizza la spazialità. Già nei Polittici
racconta del complesso stato dei rapporti dell’uomo con la sua dimensione. Gli spazi rigorosamente geometrizzati diventano il luogo di psiche.I volumi non sono
compattati, ma librano, dando la speranza di una modificazione infinita del
reale attraverso la molteplicità
degli stati d’animo. Le tensioni ad annullare
l’angustia del reale dai perimetri precostituiti e dai limiti ritenuti
invalicabili portano l’artista ad individuare le linee di un confine……. Il confine tracciato dall’artista vuole essere,in
particolare la sfida per una dimensione aperta,un luogo sempre invisibile
alla volontà
ed ipotetico,da dover continuare a superare agevolmente
nei due sensi. E quanto maggiormente ci si spingerà
oltre l’orizzonte tanto più profondamente si sarà riusciti
a sprofondare nell’animo memore della sua ragione…….. |
Una concezione spaziale assai
prossima a Matisse, ma vissuta con le tracce memoriali e gli archetipi
della
visione cari a Kandinskij e Mirò. Uno scavo memoriale, che diventa il paradigma di un periodo
considerevole della
produzione di Gianni Ottaviani.
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Histoire 1974 (opera
riprodotta nel Catalogo della Triennale di Milano 1996) |
Disgregazione
1977 |