Archeopatie
Mostra personale al Museo Archeologico di Milano
5 ottobre 1995 – 27 ottobre 1996
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Da
“Gianni Ottaviani: viaggio
teatrale nel post-antico” di
Riccardo Barletta Critico d’Arte-1995 …….
Archeopatie: una parola composta da due termini che provengono dal
greco “archeo” che vuol dire antico ”patie” che deriva da “pathos”,
che vuol dire forte sentimento: Quindi il
concetto globale è “sentimento forte
dell’antico”.
Naturalmente sentimento forte dell’antico di una persona
moderna.
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Ermanno Arslan Gianni Ottaviani Riccardo Barletta Dir.Museo
Archeologico
Critico d’Arte |
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il manifesto della mostra (La mostra per restauri del Museo è stata sospesa nel febbraio 1996. Riallestita nel giugno 1996 è stata prorogata fino al 7.10.96) |
interno del chiostro |
….Si tratta quindi di una situazione che potremmo definire
“post-moderna”nel senso
che l’osservatore viene coinvolto in una osmosi,in una fusione di
presente e di passato.
Nell’antico si parlava di imitazione della natura da parte dell’Arte e
qui invece si
ricostruisce una
globalità della vita attraverso alcuni reperti. Ebbene questo discorso è
importante perché riproduce non tanto la storicità,cioè una serie di
avvenimenti,
quanto la
storialità cioè il sentimento umano collegato a questi avvenimenti.

recinto b 1991/92
Il caso di
Ottaviani vuole che egli,dopo un lungo percorso di produzione artistica,
un’immagine sostanziale forte,direi anche tutta sua, l’abbia trovata.
Qual è questa
immagine? E’ quella della
sacralità classica, che egli esprime attraverso
immagini, altari,
are, templi, teatrini,stele. Quindi i suoi reperti e il suo frammentismo
esistono solo in quanto
vengono racchiusi in questa idea simbolica e plastica
estremamente forte.
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miti 1985
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geometria del Sacro 1995
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elevatezza 1986 |
elevatezza-reperti
1990 |
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Sono
opere come abbiamo detto “post-moderne”perché,anche se riguardano uno stile
di cui parleremo che è il “post-antico”,determinano sempre una
complessità. Ottaviani come
abbiamo detto, lavora in
maniera complessa, attraverso elementi stilistici come i
grafismi - il ritmo - il colore - la figura e l’astrazione.

stratigrafie
1990
Da una parte vediamo
l’”Homo faber”, l’uomo che plasma finte sculture antiche con la
terracotta come fa
Ottaviani, e dall’altro vediamo un altro concetto,l’”Homo divinians”,
l’uomo
che cerca il divino che non trova nel moderno ma lo trova solamente come
desiderio, come immagine dell’Arte.
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..ma dobbiamo aggiungere un ultimo concetto per meglio capire
non solo la posizione di Ottaviani ma anche una posizione nuova, e
dobbiamo usare una parola
piuttosto difficile: “ Tetra-dimensionalità” cioè dimensionalità a quattro lati. Ebbene, in un’opera come questa di
Ottaviani e anche in opere
passate noi abbiamo quattro dimensioni: Le
dimensioni dello
spazio più la dimensione del
tempo. Quindi questa nuova dimensione
è una dimensione in cui la memoria agisce
con l’immagine dello spazio ed è
una potenzialità
importante per la formica
contemporanea che
vorrebbe e non riesce a
diventare un semidio. |
teatrino della memoria
1991 |
Dal catalogo della mostra:
“ Archeopatie”
di Ermanno Arslan
Archeologo già
Direttore del Museo Archeologico di Milano e ex Sovrintendente del Comune di Milano.
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percorso
della memoria 1995 |
Ottaviani
ha sentito l’obbligo doloroso di esprimere sensazioni quasi di
naufragio: si coglie un tentativo
di ricostruire nella propria opera le leggi spietate del tempo e
dell’oblio…l’artista con
dolore e con smarrimento,ha
riconosciuto le
motivazioni del proprio essere, e quindi la propria vita,
in una realtà terragnana, quasi
stratificazione archeologica, con la successione e l’obliterazione dei segni
della propria storia, come
la terra nasconde e rivela a brandelli la propria. L’artista sapeva di essere la
somma delle proprie
storie, così come la terra è la somma delle
storie degli uomini che hanno vissuto
nel passato e porta i segni slabbrati delle culture che si sono
succedute nel tempo.
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..le figure quindi senza modificarsi si sono frammentate
e si sono poste in termini
quasi di relitto. E dalla collocazione del relitto del passato in un punto
preciso del terreno, nella “stratigrafia”, unico dato talvolta certo del
suo esistere, del suo essere residuo, Ottaviani ha derivato le gabbie
nelle quali ha
inserito le proprie immagini tenui, dolorose,solitarie. Gabbie che
corrispondevano quindi alla ricerca, che
appare costante in Ottaviani, di spazi sacrali,che da caselle sono divenute
ben presto nicchie, da nicchie sono divenute
allusione, o illusione, a
templi classici.
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stele – civiltà picena 1995 |
recinto a 1991/92 |
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…ogni immagine o brandello d’immagine, ha cercato prima una propria
delimitazione, poi si è raccolta in una propria solitaria dimensione,
ha trovato ed accettato
una propria realtà, anche se
dolorosa, precaria, frammentata .
E nel dolore, nella precarietà, nella frammentazione, queste
immagini
hanno trovato in se stesse ragioni universali e la necessità di
proporsi,di
coinvolgerci,di farsi opera d’Arte e di comunicare come tale.
Allora il tempio è divenuto scena teatrale: Luogo di un’azione appunto
teatrale dove affluiscono immagini talvolta evocatrici di narrazioni
spezzate, di realtà in frammenti che l’Artista talvolta sembra recuperare dai
livelli più
profondi della sua esperienza o della memoria del mondo. |
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porta della memoria 1993 |
stele – cultura materiale 1994 |
Ottaviani non sia arresta di fronte alla mutilazione,al vuoto, al
silenzio,alla perdita di
ogni
rapporto logico con la storia, accetta il rischio della solitudine, del
buio,del nulla.
La sua espressione
artistica in questo dramma ci appare raggiunga i vertici della sofferenza
profonda ma anche della necessità di divenire opera d’arte concreta.
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stele
picena 1995
locandina |
Milano 1995
teatrino della memoria 1991
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Alcune
recensioni
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Corriere
della Sera 17.1.1996 Archeopatie di Gianni Ottavini “….incredibile come questo Museo del passato riesca empre ad
organizzare egregie mostre di arte contemporanea” F.Bonazzoli |
Il Giorno 8..1996 Al Museo Archeologico viaggio nel Post-Antico “….l’artista marchigiano Gianni Ottaviani coinvolge gli
spettatori in un’azione di frammentazione-dispersione-ricostruzione di sue opere. |
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Il Giornale 20.8.1996 Affrettatevi che chiudono “….probabilmente anche le Archeopatie di Gianni Ottaviani
lasciano perplessi i profani. Eppure superata la ritrosia iniziale si trovano
aspetti tutti da scoprire” F.Petricone |
Mondolibero 12.2.1996 Le Archeopatie di Gianni Ottaviani “…in realtà è un artista colto che trae i segni essenziali
della sua pittura dalle antichità…è proprio uno che si distingue nel panorama
artistico contemporaneo..da qualunque parte si legga in un suo quadro
c’èsempre l’io della cosa e il suo contrario:L’ambiguità classica della vera
Arte” R.Paglia |